{"id":584,"date":"2018-02-03T11:03:38","date_gmt":"2018-02-03T10:03:38","guid":{"rendered":"http:\/\/sandrinefabbri.com\/?p=584"},"modified":"2018-04-04T13:13:01","modified_gmt":"2018-04-04T11:13:01","slug":"domani-e-domenica-post-scriptum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sandrinefabbri.com\/?p=584","title":{"rendered":"Domani \u00e8 domenica, post scriptum"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><b><\/b><span class=\"s1\">\u00c8 scomparsa la sua tomba. 40 anni dopo, la concessione era scaduta per la seconda volta. Dopo 20 anni l\u2019aveva rinnovata mio padre. Pagava un orticoltore che ci metteva i fiori. Dopo la sua morte non l\u2019ho pi\u00f9 pagato, le piante hanno lasciato il posto alla ghiaia. \u00c8 triste una tomba dove non va nessuno. Le mie visite erano cos\u00ec rare. Mi sentivo in colpa. Sentimento di averla abbandonata l\u00ec, mia madre, nel cimitero che si estende fino al filo spinato che costeggia l\u2019aero club e la pista d\u2019atterraggio degli elicotteri dell\u2019ospedale universitario.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Avrei dovuto decidere nel 2014 se rinnovare la concessione. O meno. Il \u00abservizio di manutenzione degli edifici\u00bb non mi ha contattata. Per finire ho telefonato. Temevo che facessero sparire la tomba senza avvertirmi. Mi hanno risposto che naturalmente questo era inconcepibile. Semplicemente c\u2019era stato del ritardo. Molto ritardo. La concessione poteva prolungarsi fino a dicembre. Senza costi aggiuntivi. Mi avrebbero scritto. In dicembre, non avevo ancora ricevuto niente. Volevo telefonare. Rimandavo. Poi non ci pensavo pi\u00f9. Improvvisamente ripensavo alla tomba. Con un vago sentimento di angoscia. Era sempre l\u00ec? A giugno, mi sono decisa. A richiamare.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">La tomba era sempre l\u00ec. C\u2019era ancora del ritardo. Quindi nessuna urgenza. S\u00ec ma. Per me era giunta l\u2019ora. Non volevo pi\u00f9 continuare a pensare alla tomba di mia madre per mesi, magari addirittura per anni. Volevo liberarmi. Ho espresso il desiderio di assistere alla rimozione del monumento<b>, <\/b>cio\u00e8 alla sua distruzione dato che no, non desideravo conservare la stele. Un ruspa raccatta le macerie, le ammucchia in un angolo del cimitero prima che il tutto venga sgomberato. Non si scava alla ricerca di resti che non esistono pi\u00f9. Il corpo di mia madre, la sua bara erano tornati a essere particelle. Particelle restituite all\u2019universo a pochi chilometri dal Cern dove si studia la fisica delle particelle. Dove aveva lavorato mio padre. Le cui ceneri riposano nel colombario poco distante da quella che ormai \u00e8 stata la tomba di mia madre.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Aveva sorpreso il mio desiderio. Non comune. A undici anni, non avevo potuto fare altro che subire. Era mio padre a decidere tutto. Senza consultarmi. Aveva fatto scrivere sul monumento il nome di mia madre con quell\u2019errore di ortografia, volontario o meno, chiss\u00e0. Silvia invece di Sylvia. La versione italiana perch\u00e9 lui parlava italiano, ci avr\u00e0 pensato, o gli \u00e8 venuta cos\u00ec? Aveva anche omesso il suo cognome da nubile. Un nome, un cognome, due date. Minimalista. Niente \u00abdiletta e compianta consorte\u00bb, niente \u00abmadre amata\u00bb. Per forza, si era suicidata. Per quanto riguarda coinvolgere la figlia\u2026 Questo non gli veniva in mente.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Questa volta ero io a decidere. A prendere le cose in mano. Non avevo potuto dire la mia sull\u2019erezione del monumento. Volevo dirla sulla sua rimozione. E volevo essere presente. Fino all\u2019ultimo. Per voltare pagina.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Bisognava scegliere una data per decidere che era finita. Che la tomba sarebbe scomparsa. Come si fa a decidere quando niente costringe a scegliere un giorno preciso? Come definire il tempo della morte in quello della vita? Come decidere, dopo aver dovuto accettare che la morte non ha fine, di mettere fine alla tomba? Mi ha aiutata un film. <i>Und morgen mittag bin ich tot<\/i> (\u00ab\u00a0Domani a mezzogiorno sar\u00f2 morta\u00a0\u00bb). Lea \u00e8 malata di mucoviscidosi. Per lei non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 speranza. L\u2019unica prospettiva \u00e8 un ineluttabile degrado, l\u2019aria che si raref\u00e0 fino al soffocamento finale. Ha 22 anni. \u00c8 tedesca. Va a Zurigo. Dove i condannati della vita possono scegliere la propria morte. In Svizzera, si ha il diritto di decidere che \u00e8 finita. Scegliere la propria fine dovrebbe essere un diritto umano.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Lea andr\u00e0 da Exit, l\u2019associazione svizzera per l\u2019eutanasia. Il giorno del suo 23esimo compleanno, che per lei sar\u00e0 l\u2019ultimo. Se non ci vado il giorno del mio compleanno non ci vado pi\u00f9, dice.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Non ero nella sua situazione. Non mi apprestavo a mettere fine ai miei giorni. Ma a sopprimere l\u2019ultima dimora di colei che mi aveva dato la vita. Grazie a Lea, avevo trovato una data. Il 13 luglio. Il giorno dell\u2019anniversario. Il giorno della morte di mia madre.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Quel giorno si \u00e8 rivelato ancora pi\u00f9 simbolico del semplice anniversario della sua morte.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Perch\u00e9 siamo nel 2015. Mia madre \u00e8 morta esattamente quarantun anni fa. Ne aveva 41 quando ha deciso di aprire quella finestra per precipitarsi nel vuoto. Io undici. Oggi ne ho cinquantadue, ossia undici anni in pi\u00f9 di quanti ne avesse lei il giorno della sua morte.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Il caso \u00e8 diventato coincidenza, il caso o perlomeno l\u2019amministrazione che mi ha fatto rimandare la decisione di un anno. Nell\u2019arbitrariet\u00e0 del tempo, una data fa improvvisamente risaltare delle coincidenze che la rendono necessaria, che le danno un senso. Succeder\u00e0 oggi, non ieri o domani. La logica dei numeri talvolta ci sottrae all\u2019arbitrariet\u00e0 e all\u2019angoscia, ci permette di prendere decisioni sulla morte nella vita. Se le formule matematiche decifrano l\u2019universo, le coincidenze dei numeri possono consolare l\u2019umanit\u00e0 dell\u2019assurdit\u00e0 della propria condizione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Quindi oggi 13 luglio, sono andata al cimitero. Un impiegato mi aspettava con i suoi attrezzi e le sue carriole. Stupito di vedermi sola. Mi ha chiesto se avessi preparato un cerimoniale, previsto un particolare svolgimento. No, faccia come fa di solito, voglio solo essere presente, veder scomparire questa tomba incubo della mia infanzia, questa tomba arida di sentimenti, questa tomba marchio del padre. Ho guardato Laurent spezzare, smontare,<b> <\/b>scavare per liberare la lapide, caricare le carriole sotto un sole impietoso. Perch\u00e9 lui lo aveva previsto il cerimoniale, teneva a svolgere il suo compito a mani nude, senza ruspa. Alla fine gli \u00e8 rimasto solo da rastrellare la ghiaia su cui ho deposto un fiore. Per un effimero momento, questo luogo \u00e8 diventato mio, avevo disfatto ci\u00f2 che aveva fatto mio padre, un po\u2019 di ghiaia, un fiore, questa frugalit\u00e0 mi \u00e8 sembrata femminile, finalmente mi ci potevo riconoscere. Da domani, il posto torner\u00e0 a essere pubblico.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Ginevra, luglio 2015<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Traduzione di Daniela Almansi<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 scomparsa la sua tomba. 40 anni dopo, la concessione era scaduta per la seconda volta. Dopo 20 anni l\u2019aveva rinnovata mio padre. 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